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28 Gennaio, Data Privacy Day: scopri quanto ne sanno i consumatori europei sulla tutela dei dati personali

Protezione dati sensibiliIl 28 gennaio si celebra la Giornata europea della protezione dei dati personali (in inglese Data Protection Day o Data Privacy Day) ricorrenza istituita nel 2006 dal Consiglio d’Europa, avente lo scopo di sensibilizzare i cittadini sui propri diritti relativamente alla protezione dei dati personali e del loro processamento.

Quello della tutela dei propri dati personali e della gestione della privacy è un tema quanto mai delicato, di difficile gestione sia in fase preventiva che in quella di emersione delle responsabilità.

Il primo ostacolo è la bassa, a volte nulla, consapevolezza dell’utente medio relativamente ai rischi connessi alla comunicazione dei propri dati sensibili.

Quest’ultimi non sono solo quelli identificativi, ma possono essere anche quelli relativi al campo sanitario, quello finanziario, agli aspetti legali e/o religiosi che ci riguardano. Insomma, la nostra intera sfera personale che, a volte senza troppa attenzione, mettiamo a disposizione delle aziende con cui ci relazioniamo: per acquisti on line, per chat sui social, ma anche per rimanere aggiornati sulle notizie dal mondo ovvero per usufruire di tutta una serie di servizi (bancari, ospedalieri, amministrativi).

I dati personali sono tanto importanti perché consentono alle aziende di ogni settore di tracciare il profilo dei propri consumatori nel modo più puntuale possibile, dinamica che permette loro di realizzare un prodotto e/o un servizio il più attrattivo possibile e quindi con più elevate probabilità di vendita. Di converso, l’utente perde progressivamente autonomia e capacità di scelta, vedendosi così compresso nella sua libertà di giudizio.

L’Unione Europea  persegue costantemente l’effettiva tutela della  riservatezza sui dati che si sono concessi ovvero di quelli che si sono  indirettamente dovuti trasmettere  per l’ordinaria attività di lavoro o di svago; basti pensare al GDPR (Regolamento generale per la protezione dei dati personali), specifica normativa che disciplina i consensi e la gestione dei propri dati e la recente Direttiva UE 2019/770, che riconosce ai dati personali la vera e propria funzione di corrispettivo nei contratti di fornitura di beni e servizi digitali.

Il GDPR nello specifico impone alle società che gestiscono piattaforme e siti di sottoporre sempre al momento della richiesta dei dati il format “Termini di Servizio e Informativa sulla Privacy” e che questo sia necessariamente conforme ai costanti aggiornamenti della normativa comunitaria non solo sulla volontarietà e consapevolezza che il consumatore deve mostrare al momento di tale richiesta, ma anche sulla futura gestione, successiva alla prestazione del consenso, dei propri dati.

In un simile articolato contesto, decisiva è la consapevolezza del consumatore sui rischi, i diritti e le tutele che si possono avere impattando nell’on line e dei quali deve essere ben informato. Nella Giornata si sono presentati i dati di Eurostat del 2021, che vanno proprio a fornire una fotografia attuale sullo stato di preparazione del consumatore europeo rispetto al fenomeno in esame. Ebbene, poco meno di tre quarti (73%) dei cittadini dell’UE che hanno utilizzato Internet per scopi privati negli ultimi 3 mesi precedenti l’indagine hanno gestito l’accesso ai propri dati personali online. Più della metà (53%) di questi utenti di Internet ha rifiutato di consentire l’utilizzo dei dati personali per la pubblicità e poco meno della metà (48%) ha limitato o rifiutato l’accesso alla propria posizione geografica. Inoltre, il 40% ha limitato l'accesso al proprio profilo o ai contenuti sui social network o sull’archiviazione online condivisa, mentre solo il 39% ha letto le informative sulla privacy prima di fornire i dati personali.

Appena il 36% ha verificato che il sito web in cui ha fornito i propri dati personali fosse sicuro. La quota di persone che hanno gestito l’accesso a qualsiasi dato personale tramite Internet nel 2021 variava tra gli Stati membri dell'UE. Le quote più elevate sono state osservate nei Paesi Bassi e in Finlandia (entrambi 91%), seguiti dal Portogallo (89%).

Nel complesso risulta un quadro composito – come del resto è la popolazione di tutti i 27 paesi dell’Unione – con dati in progressivo miglioramento per quanto riguarda la percezione dei rischi che si corrono a rivelare le informazioni personali.

 

 

 

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