Il 25 marzo, la Corte dei conti europea (ECA) ha pubblicato la Relazione speciale 13/2026, evidenziando che l’azione della Commissione europea per rimuovere le barriere ai servizi transfrontalieri resta ancora insufficiente.
Il mercato unico dei servizi rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’integrazione europea, sancito sin dal Trattato di Roma. Tuttavia, a distanza di decenni, imprese e professionisti continuano a incontrare ostacoli significativi quando cercano di operare in altri Stati membri. La relazione, che analizza l’efficacia dell’azione della Commissione europea nel periodo 2015–2025, mette in evidenza come, nonostante i progressi compiuti, permangano criticità che limitano il pieno sviluppo del mercato unico dei servizi.
Queste dinamiche non riguardano soltanto le imprese, ma hanno effetti diretti anche sui consumatori. Un mercato più integrato può favorire una maggiore scelta, prezzi più competitivi e una migliore qualità dei servizi; al contrario, la presenza di barriere continua a ridurre, almeno in parte, i benefici concreti che il mercato unico è in grado di offrire ai cittadini europei.
I principali ostacoli al mercato unico dei servizi
Nonostante il settore dei servizi rappresenti circa il 70% del PIL e dell’occupazione, l’UE non ne sfrutta ancora pienamente il potenziale: gli scambi transfrontalieri restano limitati, pari a circa il 20% del totale. Alla base di questo divario ci sono ostacoli persistenti, molti dei quali noti da oltre vent’anni: normative nazionali divergenti, requisiti di autorizzazione e certificazione non armonizzati e procedure amministrative complesse. Anche la mobilità professionale limitata aumenta costi e incertezze, riducendo concorrenza e benefici per consumatori e imprese.
Restano inoltre criticità nell’applicazione delle regole del mercato unico: disposizioni poco chiare, ritardi nell’attuazione e procedure di infrazione lente rendono difficile far valere i diritti, scoraggiando in particolare le piccole e medie imprese. Il sistema di controllo delle nuove misure, che dovrebbero essere notificate alla Commissione, mostra applicazioni disomogenee e mancanza di chiarezza, limitandone l’efficacia.
Infine, anche gli strumenti pensati per facilitare l’accesso ai servizi transfrontalieri non hanno ancora prodotto i risultati attesi. Gli sportelli unici, che dovrebbero garantire un accesso semplice e digitale alle informazioni e alle procedure amministrative, risultano spesso incompleti. Anche il sistema SOLVIT, che dovrebbe garantire una risoluzione rapida e informale delle controversie tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, è ancora poco utilizzato in questo ambito. Ciò è dovuto sia a una limitata conoscenza dello strumento da parte degli utenti, sia alla tipologia delle problematiche, che spesso richiedono interventi più strutturali. Risultati contenuti si registrano anche per la task force per l’applicazione delle norme del mercato unico (SMET), istituita per individuare e affrontare gli ostacoli più rilevanti.
Nel complesso, questi strumenti si sono rivelati solo parzialmente efficaci, evidenziando la necessità di ulteriori interventi per garantire un accesso più semplice, uniforme e funzionale al mercato unico europeo.
Le raccomandazioni della Corte
Pertanto, la Corte dei conti europea ha rilevato che l’azione della Commissione volta a rimuovere gli ostacoli ai servizi transfrontalieri rimane ancora insufficiente. Nel corso degli ultimi anni, la Commissione ha adottato diverse iniziative strategiche, tra cui la strategia del 2015 per un mercato unico più equo e approfondito, il piano d’azione a lungo termine per una migliore attuazione delle norme del mercato unico e la nuova strategia del 2025. Nonostante questi strumenti, la Corte osserva che non è stato sviluppato un sistema efficace per identificare e dare priorità agli ostacoli più rilevanti, e che persiste una certa vaghezza sugli obiettivi concreti e sulle modalità di intervento.
Alla luce di queste criticità, la Corte invita la Commissione ad adottare un approccio più strutturato e incisivo. Tra le principali raccomandazioni si segnalano:
- definire una strategia chiara e ambiziosa, basata su dati aggiornati e priorità economiche;
- utilizzare in modo più efficace il semestre europeo e i finanziamenti dell’UE per incentivare le riforme nei diversi Stati membri;
- chiarire la normativa e concentrare l’applicazione delle regole sui casi con maggiore impatto sul mercato unico;
- rafforzare gli strumenti esistenti per facilitare l’accesso ai servizi transfrontalieri;
- migliorare il monitoraggio e la valutazione dei progressi compiuti nell’integrazione del mercato unico dei servizi.
L’attuazione di queste raccomandazioni potrebbe rendere l’azione della Commissione più efficace, favorendo una reale integrazione del mercato unico dei servizi. Senza un impegno più deciso, imprese e consumatori continueranno a operare in un contesto frammentato, limitando opportunità di crescita e sviluppo nell’UE.



