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Servizi digitali: in vigore le nuove regole per le piattaforme online di grandi dimensioni

IMG News CEC cnvb563ìaDal 25 agosto 2023, sono applicabili le nuove norme europee, adottate con il regolamento (UE) 2022/2065, entrato in vigore il 16 novembre 2022, relativo a un mercato unico dei servizi digitali che imporranno nuovi obblighi a carico delle  piattaforme e i motori di ricerca che superano i 45 milioni di utenti mensili attivi in Europa, come le Big Tech.

Il regolamento, che modifica la direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, è stato adottato con l’obiettivo di garantire un ambiente online sicuro e affidabile per i consumatori che per le imprese digitali e di istituire un quadro efficace e chiaro in materia di trasparenza e responsabilità delle piattaforme online, promuovendo, allo stesso tempo, l'innovazione, la crescita e la competitività all'interno del mercato unico. Per di più, la normativa si applica a varie tipologie di servizi di intermediazione utilizzati ogni giorno da milioni di utenti europei, come i servizi di hosting, i marketplace, social network, motori di ricerca etc…

La normativa si era resa necessaria in quanto, negli ultimi anni, le tecnologie, i servizi digitali nonché i modelli di business sono cambiati a un ritmo senza precedenti, comportando una serie di rischi legati, per esempio,ai contenuti illegali, alla disinformazione o alla vendita di prodotti e servizi non sicuri sui mercati online. Inoltre, il quadro giuridico europeo in materia di servizi digitali era rimasto invariato dal 2000 e pertanto un suo aggiornamento risultava necessario. Ecco perché nel 2020 è stato presentato alla Commissione europea il pacchetto relativo alla legge sui servizi digitali che, in sostanza, detta norme comuni applicabili allo stesso modo in ogni stato membro in materia di contenuti illegali, pubblicità trasparente e disinformazione. Nello specifico, prevede un primo gruppo di regole che definiscono le circostanze in cui i prestatori di servizi intermediari sono esenti da responsabilità e, un secondo gruppo che specifica i relativi obblighi in capo a questi ultimi, proporzionati al tipo di servizio offerto e al numero di utenti. Per esempio, i prestatori di servizi intermediari avranno l’obbligo di notifica e di denuncia dei reati, dovranno prevedere, inoltre, meccanismi di reclamo e di risoluzione extragiudiziale delle controversie, il divieto di pubblicità mirata ai bambini e quella basata su determinate caratteristiche (etnia, l’orientamento sessuale ecc…) oltre a prevedere la trasparenza della pubblicità online rivolta agli utenti. In ultimo, il regolamento include anche un gruppo di regole in merito alla cooperazione ed esecuzione tra la Commissione e le autorità nazionali.

Al momento della sua entrata in vigore, il regolamento prevedeva un termine di tre mesi entro cui i prestatori di servizi intermediari avrebbero dovuto comunicare il numero degli utenti finali attivi sui loro siti web al fine di consentire alla Commissione di valutare quali intermediari potevano essere classificati come piattaforma o motore di ricerca di grandi dimensioni cui si applicano regole più stringenti. Nella lista delle Big Tech stilata dalla Commissione sono state inclusi Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok, Twitter (ora X), Linkedin, Pinterest, YouTube, ma anche le piattaforme di prenotazione come Booking.com, i marketplace come Amazon, Zalando, Google Shopping, Alibaba, AliExpress, gli store per le applicazioni Apple App Store e Google Play, e poi Google Maps e Wikipedia e, infine, i motori di ricerca Google e Bing.

Gli intermediari individuati come piattaforme e motori di ricerca di grandi dimensioni, a partire dal 25 agosto saranno soggette e nuovi e maggiori oneri:

  • devono dotarsi di un “punto di contatto” dedicato alle segnalazioni di contenuti illegali provenienti da Autorità e utenti che dovranno essere agevolate mediante l’implementazione di un sistema semplice ed efficace;
  • viene stabilito l’obbligo, per i marketplace, di tracciare i venditori online per identificare prontamente quelli di merci illegali;
  • gli utenti avranno il diritto di conoscere l’effettiva ragione per cui un post è stato rimosso o il loro account è stato bloccato e la possibilità di contestare tali decisioni; non sarà, pertanto, più sufficiente dire, in maniera generica, che sono stati violati i termini e condizioni;
  • sarà necessario garantire maggiore trasparenza in materia di algoritmi di raccomandazione dei contenuti e gli utenti potranno scegliere di visualizzare i post in modo personalizzato o cronologico;
  • è fatto divieto, in tema di pubblicità online, di fare uso di dati sensibili come la religione, la salute, l’orientamento sessuale e dei dati dei minori per proporre loro pubblicità personalizzata;
  • non potranno utilizzare i cosiddetti “dark patterns” ovvero quei metodi che servono a indirizzare in modo subdolo gli utenti verso scelte precise;
  • obbligo di redigere ogni anno un’analisi del rischio sistemico: si tratta di un report che valuterà i rischi derivanti da un abuso o uso illegittimo dei propri servizi in relazione ai diritti fondamentali, la libertà d’espressione, il dibattito pubblico e i minori e presentare delle soluzioni per mitigarne l’impatto. Le piattaforme potranno essere sottoposte ad audit che verificheranno se sono adottate tutte le misure possibili.

Questi sono alcuni degli obblighi più importanti già attivi anche se, gli Stati membri dell'UE dovranno conferire i poteri spettanti ai propri coordinatori dei servizi digitali entro il 17 febbraio 2024, ossia la data in cui la normativa sarà pienamente applicabile a tutti i soggetti che rientrano nel suo ambito di applicazione e, dunque, non solo alle piattaforme ed i motori di ricerca di grandi dimensioni.

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