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15 Febbraio 2023

Wizz Air: l’Autorità ungherese apre un’indagine per pratiche commerciali scorrette

Consulenza ed assistenza per i consumatori in Europa

Wizz Air: l’Autorità ungherese apre un'indagine per pratiche commerciali scorrette

L’Autorità ungherese Garante della Concorrenza (Gazdasági Versenyhivatal GVH) ha avviato un’indagine nei confronti della compagnia aerea low cost Wizz Air per presunte pratiche commerciali ingannevoli durante il processo di acquisto dei biglietti aerei.

Nello specifico, sembrerebbe che la compagnia aerea abbia omesso o ritardato la comunicazione di alcune informazioni ritenute rilevanti per le scelte dei consumatori, al fine di influenzare gli acquirenti dei biglietti verso opzioni di servizi aggiuntivi e più costosi. Il sospetto è che Wizz Air abbia omesso di informare preventivamente i consumatori sulla possibilità di aggiungere il servizio prioritario o il bagaglio in stiva anche in caso di acquisto della tariffa più economica e di aver indotto i consumatori a ritenere che prenotare i posti a sedere potrebbe diventare più costoso se lo si fa durante il check-in anche quando si acquista ad una tariffa più cara benché accada solo con l’acquisto di un biglietto in classe economy.

Per di più, si presume che Wizz Air abbia indotto i consumatori, con espressioni ingannevoli e soluzioni tecniche, a scegliere i posti a un prezzo superiore durante il check-in online.

Questa non è la prima volta che l’Autorità ungherese avvia una indagine nei confronti delle compagnie aeree che operano in Ungheria in quanto già, lo scorso autunno, aveva lanciato loro un monito a rivedere le pratiche commerciali adottate in riferimento alla pubblicità e al processo di acquisto dei biglietti aerei e che influenzano la scelta dei consumatori, precisando che, in difetto, avrebbe avviato un’indagine per verificare l’effettiva applicazione delle regole di concorrenza eque.

Ma dell’uso di interfacce grafiche che inducono in maniera subdola l’utente a compiere azioni indesiderate si si sta occupando anche la Commissione europea che, di recente, ha pubblicato i risultati di un’indagine – elaborata in 25 paesi – sulla presenza dei cosiddetti “dark patterns” nel commercio online, ossia i modelli di progettazioni ingannevoli. I risultati mostrano proprio che un numero significativo di imprese utilizza questi c.d modelli oscuri, come conti alla rovescia fittizi e interfacce web concepite per indurre i consumatori ad acquisti, abbonamenti o altre scelte per manipolare le scelte dei consumatori e indurli a scegliere opzioni che fanno gli interessi delle aziende.

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