Il 5 marzo, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha riunito per la prima volta il gruppo speciale dedicato alla sicurezza dei minori online, segnando un passo concreto verso un rafforzamento delle tutele nel mondo digitale. Il panel è chiamato a elaborare raccomandazioni qualificate per proteggere i più giovani e promuovere un uso più consapevole degli strumenti online, valutando anche l’opportunità di introdurre restrizioni di età armonizzate per l’accesso ai social media.
Il panel, annunciato nel Discorso sullo stato dell’Unione 2025, nasce con l’obiettivo di rafforzare la protezione di bambini e giovani online—una priorità ribadita anche dal Commissario europeo per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di diritto e la Tutela dei consumatori Michael McGrath, in occasione del 20° anniversario della Rete ECC-Net.
Nel corso della prima riunione, il gruppo dedicato alla sicurezza online dei minori ha analizzato le evidenze disponibili sui rischi e sui benefici legati all’uso dei social media e di altre attività digitali da parte dei minori, tra cui videogiochi, app di messaggistica e strumenti di intelligenza artificiale. Il confronto si è concentrato in particolare sulla responsabilità delle aziende tecnologiche, affrontando temi chiave come la sicurezza adeguata all’età fin dalla progettazione, i meccanismi e gli algoritmi potenzialmente in grado di generare dipendenza e il rafforzamento dell’alfabetizzazione digitale di bambini, genitori e insegnanti. Sono state inoltre esaminate le misure già adottate sia a livello dell’UE sia nei paesi terzi.
Quali sono i maggiori rischi online per i giovani?
Nell’UE, circa il 97% dei giovani utilizza Internet ogni giorno e, per il 65% delle persone tra i 15 e i 24 anni, i social media rappresentano la principale fonte di informazione. Questo livello di esposizione rende l’ambiente digitale un fattore determinante nello sviluppo personale, sociale e cognitivo delle nuove generazioni.
L’evoluzione delle piattaforme social e la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa hanno ampliato in modo significativo le opportunità di interazione e accesso ai contenuti. Tuttavia, a questa maggiore connettività si accompagna anche un aumento dei rischi. Tra i principali emergono l’esposizione a contenuti nocivi, i contatti indesiderati da parte di sconosciuti e la presenza di meccanismi progettati per incentivare un uso prolungato delle piattaforme, con possibili effetti di dipendenza.
Particolarmente preoccupante è il fenomeno del cyberbullismo, che può manifestarsi sui social media, nelle app di messaggistica, nelle piattaforme di gioco e in altri ambienti online. Si tratta di una delle criticità più urgenti in Europa: circa un adolescente su sei dichiara di averne subito gli effetti, mentre uno su otto ammette di avervi preso parte.
Nonostante i giovani siano spesso considerati “nativi digitali”, ciò non implica necessariamente una piena consapevolezza dei rischi. In molti casi, possono mancare strumenti adeguati di controllo degli impulsi e una comprensione critica delle dinamiche online. Alcune piattaforme, inoltre, sfruttano queste vulnerabilità attraverso funzionalità e algoritmi progettati per massimizzare il tempo di permanenza, esponendo i minori anche a contenuti dannosi e raccogliendo dati personali utilizzati per la profilazione e la pubblicità mirata nel lungo periodo.
Cosa sta facendo l’UE per proteggere i giovani online?
L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di politiche europee volte a rafforzare la tutela dei minori nello spazio digitale. Tra gli strumenti principali figurano il Digital Services Act, con specifici orientamenti sulla protezione dei minori, la strategia Better Internet for Kids Plus (BIK+), il recente piano d’azione contro il cyberbullismo e la comunicazione su un approccio globale alla salute mentale. A queste iniziative si affianca anche il lavoro in corso su nuove norme per contrastare gli abusi sessuali online, nonché l’Artificial intelligence Act. Un ruolo importante è svolto anche dai centri per un Internet più sicuro (SIC), attivi nell’ambito della strategia BIK+, che offrono supporto, formazione e strumenti di sensibilizzazione.
Parallelamente, la Commissione europea ha sviluppato un’app per la verifica dell’età, pensata come modello di riferimento per sistemi affidabili, facili da usare e rispettosi della privacy, interoperabili con i futuri portafogli di identità digitale europei. Questa soluzione è attualmente in fase di sperimentazione in diversi Stati membri, tra cui Italia, Francia, Spagna, Grecia e Danimarca.
Nei prossimi mesi, il gruppo speciale proseguirà i propri lavori esaminando le possibili opzioni strategiche. L’obiettivo sarà trovare un equilibrio tra la protezione dei minori e i benefici derivanti dall’accesso agli spazi online, valutando come le misure esistenti possano ridurre i rischi senza limitarne le opportunità. In questo processo avranno un ruolo centrale anche le prospettive di giovani, genitori ed educatori, raccolte attraverso iniziative come il forum “Internet più sicuro” e il comitato consultivo giovanile della Presidente Ursula von der Leyen.



