La decisione della compagnia interviene a seguito dell’avvio di un’istruttoria da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che aveva evidenziato possibili profili di scorrettezza nella pratica commerciale.
Presentata come una misura improntata a criteri di “trasparenza e flessibilità”, la policy aveva tuttavia suscitato rilevanti criticità. In particolare, il meccanismo consentiva la modifica del prezzo del biglietto anche dopo la conclusione del contratto di trasporto, tramite comunicazioni inviate a ridosso della partenza e con effetti economici non prevedibili al momento della prenotazione.
Il ritiro della cosiddetta ‘Fair Travel Promise’ rappresenta certamente un segnale positivo e va nella direzione di una maggiore attenzione alle regole di correttezza del mercato – dichiara il presidente di Adiconsum, Prof. Giovanni De Cristofaro – Tuttavia, non può essere letto come un punto di arrivo. Questa vicenda conferma infatti, ancora una volta, che il principio di trasparenza del prezzo non è un elemento accessorio, ma una condizione essenziale di validità sostanziale della proposta contrattuale. Il consumatore deve essere messo nella condizione di conoscere, sin dal momento della prenotazione, il costo complessivo e definitivo del servizio, senza incertezze o ricalcoli successivi che alterino l’equilibrio informativo su cui si fonda la scelta di acquisto.
Adiconsum e CEC Italia sottolineano inoltre come la vicenda confermi l’importanza del coordinamento tra autorità nazionali e associazioni dei consumatori per prevenire pratiche potenzialmente lesive dei diritti dei consumatori soprattutto nei contesti transfrontalieri.